Italiano http://planidiomas.com.br Mon, 18 Jun 2018 15:24:06 -0300 Joomla! - Open Source Content Management pt-br Turismo spaziale: la gara è iniziata http://planidiomas.com.br/index.php/artigos/idiomas/italiano/item/61-turismo-spaziale-la-gara-e-iniziata.html http://planidiomas.com.br/index.php/artigos/idiomas/italiano/item/61-turismo-spaziale-la-gara-e-iniziata.html

Turismo Spaziale

La SpaceShipTwo di Branson non è ancora decollata, ma il magnate inglese pensa a crociere lunari e suite tra le stelle

Il primo volo dovrebbe decollare solo nel 2014 ma, non contento di aver lanciato Space Race, unreality show  sull’inizio dell’era dei viaggi turistici nello spazio, sir Richard Branson, sta già pensando ai primi hotel spaziali. La sua Virgin Galactic, infatti, ha fatto il pieno di prenotazioni, con biglietti che partono da circa 200 mila euro. L’entusiasmo – è proprio il caso di dirlo – è alle stelle e questo deve aver fatto «stralunare» l’eccentrico miliardario inglese, che, in un discorso ai suoi futuri clienti ha garantito che, in un futuro non troppo lontano, sarà possibile alloggiare in basi spaziali e fare gite giornaliere sorvolando a poche centinaia di metri d’altezza i crateri e i monti lunari. Branson, tra l’altro, aveva già collaborato con la rivista Playboy  per creare concept hotel spaziali e PayPal ha addirittura già iniziato a sviluppare ilservizio PayPal Galactic, per accettare pagamenti extra-terrestri.

VOLARE BASSO - Il problema principale è che le astronavi di Branson non sono in grado di raggiungere l’orbita terrestre. Sono basate su un sistema che prevede una «nave madre», WhiteKnightTwo, che trasporta la navicella più piccola,SpaceShipTwo. A una certa altezza quest’ultima si sgancia e attiva i propulsori, spingendosi fino a un’altitudine di 100 chilometri. Si tratta, sempre, però, di voli suborbitali. La quantità d’energia richiesta per sfuggire all’attrazione gravitazionale terrestre e raggiungere l’orbita è infatti molto maggiore, con costi molto più elevati. Tanto più che per costruire gli hotel spaziali bisognerà trasportare in orbita tonnellate di materiali pesanti, a meno che la Nasa non abbia successo con l’operazione Asteroid Initiative, con cui vorrebbe «catturare» un asteroide e usarlo per ottenere i materiali necessari per la costruzione di astronavi e basi spaziali. La possibilità, però, è molto remota. Ma se Branson riuscisse a trovare un modo per raggiungere l’orbita a costi ridotti, la maggior parte dei problemi scomparirebbe. Una volta in orbita, infatti, lanciare un’astronave verso qualsiasi punto nello spazio è semplicissimo: senza gravità e senza peso, basta accendere i motori.

NELLO SPAZIO LOW COST - Qualche possibilità per i viaggi spaziali low cost  è già allo studio. I futuri voli commerciali decolleranno da spazioporti privati. Il primo è stato già quasi completato in New Mexico, si chiama Spaceport America ed è l’hub per tutti i voli Virgin Galactic. Una struttura dedicata solo ai viaggi spaziali commerciali potrà ridurre i costi di lancio, soprattutto se dovesse nascere una vera e propria concorrenza. Per quanto riguarda le basi orbitanti, Bigelow Airspace sta lavorando da tempo a moduli gonfiabili, per la Stazione spaziale internazionale. Se funzionasse, l’idea permetterebbe di ampliare in maniera molto significativa lo spazio abitabile che gli esseri umani avranno a disposizione lontano dalla Terra. Al momento, però il prezzo previsto da Bigelow per soggiorni spaziali da 10 a 60 giorni nei suoi moduli non è molto low cost : tra i 26,25 e i 36,75 milioni di dollari a persona, in base al tipo di trasporto prescelto. La navicella russa Soyuz, lo Space X Dragon e il Grasshopper di Elon Musk, la navicelle di Boeing o quella di Sierra Nevada Company sono oggi i più accreditati ma si tratta sempre di sistemi più o meno tradizionali.

UNA NUOVA ERA - L’unico veicolo spaziale che potrebbe cambiare radicalmente le carte in tavola è un progetto della società inglese Reaction Engines Limited. Si chiama Skylon e si basa sulla tecnologia Sabre (Synergetic Air-Breathing Rocket Engine), un misto tra un razzo e un aereo a reazione a decollo orizzontale. La rivoluzione del motore Sabre permette di sviluppare la spinta di un razzo usando come carburante l’ossigeno presente nell’aria. Per farlo lo raffredda da mille gradi a -150 in meno di un centesimo di secondo: ciò significa che deve trasportare solo dosi molto ridotte di ossigeno liquido nei suoi serbatoi, da usare solo quando l’aria diventa troppo rarefatta, per coprire la distanza rimanente e uscire dall’atmosfera. E quindi un costo, considerato anche che si tratta di una navicella riutilizzabile al 100%, molto più contenuto. Il primo volo è previsto per il 2020: Branson riuscirà ad attendere o starà già pensando ai viaggi interstellari?

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planidiomas@planidiomas.com.br (Plan Idiomas) Italiano Mon, 18 Nov 2013 17:19:50 -0200
Ogni giorno una donna dedica 326 minuti a lavori domestici e di cura: casa, figli e genitori anziani. Gli uomini, non più di 103 http://planidiomas.com.br/index.php/artigos/idiomas/italiano/item/60-ogni-giorno-una-donna-dedica-326-minuti-a-lavori-domestici-e-di-cura-casa-figli-e-genitori-anziani-gli-uomini-non-piu-di-103.html http://planidiomas.com.br/index.php/artigos/idiomas/italiano/item/60-ogni-giorno-una-donna-dedica-326-minuti-a-lavori-domestici-e-di-cura-casa-figli-e-genitori-anziani-gli-uomini-non-piu-di-103.html

Ocse, le donne italiane sono quelle che lavorano di più

In qualcosa le donne sono “leader”: lavorano di più. E il primato – planetario – vede l’Italia in testa. Niente di nuovo. Ma forse la notizia è proprio questa: nonostante i passi avanti a livello legislativo in favore della parità, le donne italiane continuano a lavorare ogni giorno 326 minuti più degli uomini. Lavori domestici e di cura, casa, figli e genitori anziani. La media Ocse è molto inferiore: 131 minuti. Quella degli uomini del Belpaese si colloca qualche gradino sotto: 103 minuti. L’ultimo rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo – “How’s life 2013” – conferma d’altronde la disfatta delle italiane relativamente ad almeno tre indicatori fondamentali: tasso d’occupazione (47% rispetto al 60% della media), tasso di fertilità (1,4 figli a testa) e, appunto, quantità di tempo dedicato a cura e pulizie. Secondo il rapporto, ogni donna in Italia dedica 36 ore la settimana ai lavori domestici, mentre gli uomini non vanno oltre le 14. Sono 22 ore di differenza e si tratta del divario maggiore tra tutti i Paesi industrializzati. Anche facendo la media tra lavoro dentro e fuori casa, le donne restano vincenti: in media 11 ore in più degli uomini, a causa della quota maggiore di lavoro domestico che si sobbarcano. Per la cronaca,in Danimarca il gap “domestico” non va oltre le 3 ore settimanali. Le “mamme-tigri” cinesi dedicano ogni settimana al lavoro domestico 8 ore più dei papà.

In 22 dei 28 Paesi considerati dall’indagine dell’Ocse le donne lavorano di più: tra i Paesi meno virtuosi, subito dietro all’Italia si collocano Giappone (dove le donne si dedicano a lavori domestici non retribuiti per 21 ore a settimana), India (18 ore), Spagna (15 ore), Nuova Zelanda Turchia e Canada (14 ore), Corea (13,5) e Francia (12,5).

Quanto a soddisfazione della vita, le donne italiane – comprensibilmente – non arrivano alla sufficienza: si fermano al 5,8 contro il 6 dei poco volenterosi compagni e al 6,7 della media Ocse. Perché il “doppio fardello delle donne”, dice l’Organizzazione, può dare origine a “riduzione del tempo a propria disposizione e stress, con effetti negativi sulla qualità della vota e sulla salute”.

L’Italia è colpevolmente in controtendenza nel divario tra i sessi. Mentre nella maggior parte dei Paesi Ocse il “gender gap” è diminuito, nella Penisola è aumentato. Il tasso di impiego femminile resta inferiore: il 47% delle donne italiane lavora, contro il 67% degli uomini e il 60% della media Ocse (74% contro 84% per i laureati); i salari pure (-12%); e in Parlamento le donne sono ancora una minoranza. Hanno un impiego part time un terzo delle italiane, rispetto a una media Ocse del 24%. I dati negativi diventano, insomma, sempre più negativi. E la crisi economica in corso rischia di accentuare ancor più le differenze di genere a medio e lungo termine, annullando politiche sociali di sostegno all’infanzia, che potrebbero agevolare la partecipazione femminile nel mondo del lavoro.

Nascere maschio o femmina condiziona ancora le opportunità economiche e di carriera. Nel nostro Paese più che altrove: il World Economic Forum ci colloca al 124esimo posto su 136 Paesi per quanto riguarda la parità degli stipendi. E il rapporto Eurofound “Women men and working conditions in Europe” che mette a confronto 34 Paesi europei, indagando le condizioni lavorative di uomini e donne mette in luce una segregazione di genere, con le donne ancora relegate in ambiti professionali tradizionalmente considerati femminili: lavori di assistenza, istruzione, pulizie, vendita al dettaglio. Nella ristorazione, nel campo dei servizi alla persona, nell’industria dell’abbigliamento, nei servizi giuridici, il rapporto è quantomeno “equilibrato”. Le altre professioni (tra quelle ritenute numericamente più rilevanti, in ambito scientifico, nel settore dell’ospitalità, nell’edilizia, autisti e manager), vedono il fattore “D” nelle retrovie.

Ma forse la recessione globale potrebbe avere effetti sorprendenti per le donne: negli Usa  l’hanno ribattezzata  “mancession”, recessione maschile, perché (là come in Italia) ha travolto molti posti di lavoro da colletti blu, occupati tradizionalmente da uomini. A tenere di più sono servizi civili, sanità e servizi alla famiglia e anche settori di basso livello, come le pulizie: tutti comparti che hanno fatto crescere l’occupazione femminile di 110mila unità nel 2012 rispetto all’anno precedente. Secondo il Wall Street Journal, questo potrebbe dare all’Italia una spinta economica nel lungo termine. Gli economisti calcolano che se il tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro in Italia convergesse con quello maschile, la forza lavoro italiana crescerebbe del 7% e il Pil pro capite aumenterebbe di un punto percentuale all’anno per i successivi 20 anni.

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planidiomas@planidiomas.com.br (Plan Idiomas) Italiano Mon, 18 Nov 2013 17:00:50 -0200
Obesità e pubertà precoce, c’è un legame http://planidiomas.com.br/index.php/artigos/idiomas/italiano/item/28-obesita-e-puberta-precoce-c-e-un-legame.html http://planidiomas.com.br/index.php/artigos/idiomas/italiano/item/28-obesita-e-puberta-precoce-c-e-un-legame.html

Obesità

In cento anni l’età del menarca si è abbassata di 5 anni. Cause: la diffusione dell’obesità e il ruolo degli interferenti endocrini

L’ultima “baby-maternità” risale a pochi giorni fa: la futura genitrice ha 11 anni, con la nonna che diventerà la chioccia ancora prima di aver compiuto un quarto di secolo. È anche una questione di geni, in una famiglia feconda come se ne incontrano poche, oggigiorno. Ma a preoccupare è la maturità sempre più precoce delle teen moms , come le chiamano Oltreoceano. Ragazze destinate a prendersi cura di un figlio senza nemmeno aver vissuto la loro adolescenza.

 

MATURITÀ ANTICIPATA - Il passaggio da bambine a donne in erba avviene con largo anticipo. Se un secolo anno fa la soglia della pubertà era fissata a 13 anni, adesso sono poche le bambine a superare la prima decade di vita senza avere alcuna manifestazione dello sviluppo sessuale: dalla formazione del seno alla comparsa dei primi peli sotto le ascelle e sul pube. Fino alla prima mestruazione, che di norma si registra un anno dopo l’iniziale sviluppo delle ghiandole mammarie, ma che oggi è spesso una tappa più ravvicinata. «In cento anni l’età del menarca si è abbassata di cinque anni - spiega Francesco Chiarelli, docente di pediatria all’università di Chieti e presidente della società europea di endocrinologia pediatrica (Espe) -. Le cause individuate sono sostanzialmente due: la diffusione dell’obesità e il ruolo di alcune sostanze, note come interferenti endocrini, che mimano l’azione degli estrogeni sui recettori delle ghiandole mammarie».

OBESITÀ - La correlazione tra obesità e pubertà precoce è stata spiegata anche dal punto di vista ormonale. Le “colpe” sono dell’insulina, presente in concentrazioni più alta nei bambini in sovrappeso e responsabile di un’anticipata maturazione ossea, condizione essenziale per dare il via allo sviluppo sessuale. Una ricerca appena pubblicata su Pediatricsha infine fugato il campo dai dubbi: l’obesità è un fattore di rischio per la pubertà precoce. I ricercatori statunitensi hanno osservato 1.239 ragazze tra i 6 e gli 8 anni, campionate tra il 2004 e il 2011 in tre diverse città degli Usa: Cincinnati, New York e San Francisco. Monitorando il loro indice di massa corporea (Bmi, body mass index ) e i processi di maturazione delle ghiandole mammarie, i medici hanno notato come un valore di Bmi più elevato corrispondesse a un maggior rischio di pubertà precoce: a partire dall’età di otto anni.

INTERFENTI ENDOCRINI - Di pubertà precoce si parla già dagli anni ‘80. Fu uno studio pubblicato su The Journal of Pediatrics a squarciare il velo su quanto stava accadendo a Porto Rico, dove i seni facevano la prima comparsa sui corpi di bambine di cinque anni. La causa fu riconosciuta in alcuni erbicidi utilizzati sui vegetali, poi consumati dagli animali e dunque presenti anche nelle carni bovine. Successivamente è stata la volta degli ftalati nei giocattoli e dei policlorinati bisfenili, tra cui il noto bisfenolo A, per anni presente anche nei biberon dei bambini. Sostanze, molto diffuse negli ultimi decenni, in grado di interagire con il sistema endocrino. Tra gli effetti: un netto anticipo della maturità sessuale.

QUALI RISCHI? - Diventare grandi con troppi anni di anticipo espone le ragazze a un prematuro approccio con il sesso, di cui sanno ancora molto poco. Senza dimenticare che diverse pubblicazioni hanno evidenziato un rischio maggiore di sviluppare tumori al seno e all’endometrio in età adulta. Oggi il fenomeno inizia a riguardare anche i ragazzi, ma con effetti sensibilmente più modesti. Non esistono, infatti, studi che abbiano valutato l’aumento del volume testicolare - considerato il primo metro di valutazione negli uomini - in anticipo rispetto ai tempi previsti. «L’obesità non è l’unica causa responsabile di questo preoccupante trend - spiega Frank Biro, docente di pediatria all’università di Cincinnati -, ma è il primo elemento su cui poter intervenire. Oggi sappiamo che c’è un motivo in più per arrestare l’aumento dei chili in eccesso».

 

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planidiomas@planidiomas.com.br (Plan Idiomas) Italiano Fri, 27 Aug 2010 23:39:28 -0300